

158. Una pace necessaria.

Da: S. Peres, Il mio sogno: Israele come Rialto, il ponte degli
affari, in Limes, ottobre-dicembre 1995.

Nel seguente passo il ministro degli esteri israeliano Shimon
Peres analizza con estremo realismo la situazione del Medio
Oriente a distanza di due anni dalla firma dello storico accordo
fra Israele e OLP, sottoscritto a Washington nel 1993. Trovare una
soluzione definitiva per tutti i conflitti territoriali e
nazionali, affrontare la questione del fondamentalismo, avviare la
cooperazione in campo economico per la realizzazione di
infrastrutture, curare un'adeguata educazione dei giovani,
migliorare le relazioni fra le tre principali religioni: queste le
strade da seguire per raggiungere la pace definitiva e la
prosperit.


Quando venne fondato lo stato di Israele, tutti gli ebrei si
mobilitarono per aiutarci. Eravamo seicentomila persone che in
condizioni di povert, affrontavamo la guerra e fronteggiavamo il
pericolo. Oggi esiste un'entit palestinese. Non  strano che
questa entit, che sta attraversando cos tanti problemi e
sofferenze, non ricever una lira o quasi dai paesi arabi?
L'Arabia Saudita produce ogni giorno petrolio per un valore di
cento milioni di dollari. Non potrebbe dedicare uno o due giorni
per aiutare i palestinesi? Ma io conosco molte persone che si
burlano di noi e dicono che il Medio Oriente  formato da due tipi
di paesi - quelli unti dal petrolio e quelli unti dal Signore. Noi
siamo chiaramente un paese unto dalla religiosit, poich non
abbiamo petrolio, ma devo ammettere che ci sono dei vantaggi ad
essere un paese santo e che c' una certa dose di inaffidabilit
nell'essere solamente petrolifero.
Ora, se non hanno i mezzi per comprare nuovi aerei o nuovi carri
armati, produrranno un numero sempre maggiore di missili, perch
oggi i missili si possono fare in casa, come le testate chimiche,
e quindi noi dovremo affrontare una situazione completamente
nuova. Questa possibilit, accoppiata al terrore che pu essere
creato ovunque, pu diventare la vera inquietudine del nostro
tempo. Se le cose stanno cos, qual  la risposta? Noi non abbiamo
i sette pilastri della saggezza, ma quattro pilastri che
sorreggono la nostra determinazione. Per rispondere a queste
potenzialit e pericoli emergenti dobbiamo fare quattro cose
fondamentali.
Il primo impegno  trovare una soluzione definitiva a tutti i
conflitti territoriali e nazionali, perch se uno solo di essi
rimarr irrisolto, potr mettere in pericolo l'intero corpo. E'
come una ferita nel tuo corpo. Pu essere una fiamma che diventa
fuoco e incendia tutta la regione.
Abbiamo avuto cinque conflitti con quattro controparti. Il
conflitto con l'Egitto, il primo che dovevamo affrontare, 
finito. Ora, con l'Egitto, siamo in pace. Abbiamo una pace
completa con la Giordania - un secondo conflitto che  terminato -
e, tra parentesi, abbiamo restituito al popolo giordano ogni
goccia d'acqua, ogni centimetro di terra, e lo abbiamo fatto per
nostra profonda convinzione. Ora stiamo negoziando con i
palestinesi. Se mi  permesso dirlo, lo so che  un problema
complesso e molte persone pensano che questi negoziati non
avrebbero dato nessun risultato, ma nel Medio Oriente, la distanza
tra l'estrema unzione e l'elogio  molto corta e molti pensano che
la trattativa sarebbe morta. Ma di fatto abbiamo gi ora una nuova
realt a Gaza, una citt che ha settemila anni di storia. Abbiamo,
per la prima volta in quel luogo, un controllo palestinese,
un'autorit palestinese e, sebbene ci non risponda a tutte le
aspettative, questo  un grande cambiamento, perch i palestinesi
non hanno mai avuto uno stato e non hanno mai avuto un paese,
perci noi continuiamo a negoziare.
Quello che stiamo facendo oggi non  mera politica. Lo facciamo
animati dalla profonda convinzione che noi non dobbiamo essere i
governanti della societ palestinese. Noi non dobbiamo dominare un
altro popolo. Se qualcuno non capisce questo principio, non potr
mai capire la logica delle nostre scelte, anche sul piano
politico. I frutti della pace li potremo vedere pi in l. Il
costo della pace deve essere pagato adesso.
Poi c' la questione della Siria. Con loro abbiamo avuto cinque
conflitti. I siriani stanno sanando due conflitti - uno
direttamente con noi e un altro tra il Libano e noi. Oggi il
Libano  chiaramente sotto controllo siriano. Noi abbiamo mandato
ai siriani il messaggio che siamo seri nella nostra disponibilit
e volont di aprire un negoziato, di pagarne il prezzo. Noi
vogliamo farlo a dispetto di tutte le altre difficolt e al pi
presto possibile, poich la pace con la Siria  necessaria per far
cessare lo stato di guerra in Medio Oriente. Se noi raggiungiamo
un accordo con i siriani e con i libanesi, non ci saranno pi
conflitti in Medio Oriente. Questo  il primo pilastro.
Il secondo  concentrarci sulle radici del fondamentalismo che,
[...] non sono necessariamente religiose. Ci sono molte
somiglianze tra il fondamentalismo in Algeria e quello a Gaza.
Sebbene si tratti di due storie completamente diverse, in questi
due casi, come in molti altri, il fondamentalismo  una protesta
contro la povert, la disillusione, l'ignoranza. Due terzi della
popolazione mediorientale soffre a causa di un livello di vita
molto basso - meno di settecento dollari l'anno pro capite - e
questa realt crea di per s illusioni e odio, bellicosit e
rivolte. Noi sappiamo che nessuno vuole pagare il costo dello
sviluppo. Il Medio Oriente ha vissuto per molti felici anni sulle
spalle del conflitto tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Il
conflitto  finito e noi siamo fuori commercio.
Non vedo nessuno disposto a pagare per i nostri conflitti.
Dobbiamo prendere noi l'iniziativa e ci significa smettere di
sprecare cos tanto denaro per la corsa al riarmo. Il Medio
Oriente spende settanta miliardi di dollari l'anno per comprare i
metalli dell'ostilit che niente producono. Se riusciamo a
dimezzare questa cifra ne ricaveremo pi di qualsiasi piano
Marshall, e noi possiamo dimezzare questa spesa se riduciamo il
livello dei conflitti; cos torniamo di nuovo al primo punto.
Oltre a ci, dobbiamo capire che viviamo in un mondo interamente
nuovo. Non solo sono cambiate le strategie, ma anche le economie.
Una strategia non conosce frontiere n sovranit. E neanche le
conosce l'economia. Questa  basata sui mercati, pi che sulle
nazioni. Per praticare il commercio devi aprire le frontiere.
Dobbiamo introdurre la competizione e non cercare alcun ruolo
dominante in Medio Oriente, e dobbiamo prendere quello che la
natura ci ha procurato. Il Medio Oriente  molto vicino alla
possibilit di diventare un deserto. Il tasso di natalit sta
uccidendo la fertilit della terra. L'89% della regione  gi
deserto. Possiamo combattere il deserto con appropriati sistemi di
irrigazione e l'ausilio della scienza.
L'acqua non fa politica. Non c' acqua di destra o di sinistra.
L'acqua non scorre seguendo le frontiere e la pioggia non passa
attraverso la dogana. Dobbiamo organizzare l'acqua; per farne il
miglior uso e permettere alla terra di tornare nuovamente fertile.
Dobbiamo costruire una moderna infrastruttura sulla base della
logica economica e non del sovrappeso della strategia, per essere
capaci di competere.
Fatemi dire alcune parole sulle frontiere che abbiamo in mente:
tra noi e la Giordania ci siamo accordati per trasformare l'intera
area di confine in un parco industriale, agricolo e turistico. Noi
vogliamo prendere la valle di Arava che  stata un deserto fin dai
tempi della Genesi, l'area di terra tra il Mar Rosso e il Mar
Morto, e trasformarla in una localit di industrie, hotel, vivai,
serre, impianti di desalinizzazione, ferrovie, strade, aeroporti.
A nord di Eilat e a nord di Aqaba, ognuno dei due paesi ha un
aeroporto. Eilat  cresciuta, di modo che oggi l'aeroporto 
diventato parte della cittadina e noi dobbiamo ora costruire un
aeroporto nuovo dieci miglia a nord della citt. Allora abbiamo
scoperto di stare a quattro o cinque miglia da un aeroporto
giordano e ogni volta che decollava un aereo, potevamo avere una
collisione. Cos abbiamo preso contatto con i giordani e abbiamo
detto loro: Perch costruire un altro aeroporto? Sviluppiamo
assieme il vostro e permetteteci di usarlo per le nostre necessit
e i nostri passeggeri. I giordani hanno acconsentito e, per la
prima volta in Medio Oriente, avremo un aeroporto comune. Se
avesse prevalso la logica militare, avremmo dovuto costruirne due.
Se c' la pace, ne basta uno. E lo stesso discorso vale per strade
e ferrovie.
Anche con i palestinesi vogliamo costruire una catena di parchi
industriali, di modo che i palestinesi non dovranno attraversare
il confine e passare per i nostri controlli di sicurezza, cio
rimarranno a casa e il lavoro li raggiunger. Noi intendiamo
costruire cinque parchi industriali lungo la West Bank e tre lungo
la striscia di Gaza dalla parte palestinese. Permettetemi di dire
che questa idea mi  venuta molto tempo fa, mentre visitavo
Venezia. Mi ricordo i ponti sopra i canali di Venezia, che hanno i
negozi sopra il ponte stesso. L puoi fare acquisti e riparare
oggetti e io ho pensato: perch non trasformare la frontiera in un
ponte veneziano - un luogo su cui impiantare affari, invece di
fili spinati e mine, odio e divisione.
Stiamo lavorando. Permangono ancora una grande quantit di
sospetti. Alcuni pensano che noi vogliamo dominare il Medio
Oriente e cos noi chiediamo ai nostri amici mediorientali: chi
vuole dominare la povert? Qual  lo stato attuale dell'economia
mediorientale? Non c' economia, c' povert. Noi vogliamo solo
partecipare alla creazione di un moderno sistema economico, nulla
di pi.
Il terzo pilastro di questa politica  dedicarsi alla generazione
dei giovani. Nel Medio Oriente, pi del 60% della popolazione ha
meno di diciotto anni. E' una popolazione molto giovane. Molti di
loro non hanno alcuna possibilit di diplomarsi. In Israele
abbiamo interamente informatizzato il nostro sistema scolastico.
Abbiamo un computer ogni undici bambini, dall'asilo in su,
dall'et di quattro anni, e i risultati sono eccellenti. Abbiamo
preso contatti con l'Unione europea e suggerito all'Europa di
destinare all'informatizzazione dell'educazione il 10% dei propri
finanziamenti allo sviluppo mediorientale, e di offrirlo a quei
paesi che lo vorranno accettare. Sar la prima volta che la
diplomazia si impegner per i pi giovani come dovrebbe, e per la
prima volta si pu vedere nell'educazione un modo di cambiare il
futuro.
Il quarto e ultimo pilastro  provare a migliorare le relazioni
tra le tre principali religioni nate in Medio Oriente. Vorremmo
vedere religioni senza coltelli, senza pugnali. Vorremmo vedere
credenti che preghino il Signore senza alcuna censura; che possano
recarsi ai sacri templi senza alcun permesso. Per migliorare i
rapporti tra le nazioni, si devono definire confini e territori.
Quando si arriva alle religioni, si devono ridefinire i rapporti,
perch le religioni non hanno territori. Noi ci consideriamo molto
fortunati per essere riusciti l'anno scorso a raggiungere un
accordo con la Santa Sede e scambiare ambasciatori col Vaticano.
Loro sono rappresentati in Israele, noi siamo rappresentati nello
stato del Vaticano. Questo atto ha profondamente cambiato le
relazioni tra il mondo cattolico e quello ebraico, e noi sappiamo
che non si tratta di un risultato di routine. E' accaduto una sola
volta in millenovecentonovantaquattro anni e siamo molto felici di
non aver perso questo appuntamento.
Noi vogliamo comportarci allo stesso modo con i musulmani. Ci sono
gi alcuni esordi incoraggianti e, se vogliamo sviluppare una
strategia, deve essere complessiva e priva di conflitti militari,
per poter migliorare i livelli di vita. Lasciate che i giovani
capiscano che il problema del Medio Oriente non consiste nella sua
integrazione geografica ma nell'entrare attraverso una ragionevole
strada nel ventunesimo secolo e, in questo modo, vedere i leader
religiosi e spirituali contribuire alla pace.
Permettetemi di concludere queste mie considerazioni con una nota
di natura personale. Io non sono pi un bambino. E non sono
l'unico che non  pi un bambino nel nostro governo. Abbiamo
gente della mia generazione che ha tutt'ora un ruolo preminente.
Noi sentiamo profondamente che  nostro compito assumere decisioni
difficili, compiere scelte molto complicate; senza cercare
l'approvazione e l'applauso ma usando il nostro onesto giudizio e
l'esperienza accumulata per fare scelte tenaci, per mettere in
grado i figli nostri e quelli degli arabi di entrare nel
ventunesimo secolo come un gruppo competitivo, come una
generazione libera, come una generazione che non deve imparare
cosa  accaduto ma ci che pu accadere, e che potr quindi
seriamente iniziare a scrivere un nuovo capitolo nel libro delle
esperienze fatte dall'umanit.
